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Giubileo dei Cursillos a Collevalenza

23 Ottobre 2016 1.321 visite 0 commenti

Duecento persone, provenienti da tutta Italia, hanno celebrato dal 14 al 16 luglio, a Collevalenza (PG), il Giubileo della Misericordia dei Cursillos di Cristianità: convocate nel Santuario dell’Amore Misericordioso e nel centro di ospitalità e preghiera, voluti dalla Beata Madre Speranza di Gesù, hanno vissuto qui un’esperienza decisamente forte e intensa. Questo Giubileo, voluto dal coordinatore nazionale Nino Monaco, che ha invitato tutti ad andare oltre i confini rassicuranti del movimento, è stato una preziosa occasione di approfondimento sul tema tanto caro a Papa Francesco che, proprio nell’incontro in Vaticano con i cursillisti europei dell’aprile 2015, aveva posto l’attenzione sulle opere di misericordia; anche i cursillisti vogliono con impegno, nel mondo moderno in cui sono chiamati per carisma fondazionale a fare evangelizzazione degli adulti e dei lontani, essere “misericordiae vultus”.

La tre giorni si è aperta con padre Vittorio Viola, vescovo di Tortona, che ha immerso subito tutti i presenti, anche grazie al suo tono ispirato e commosso, nel fiume della misericordia che muove dal mistero pasquale ed è “questione” tutta interna alla santissima Trinità. Misericordia non è dunque un sentimento, un atteggiamento, anche bello e positivo nei confronti degli altri: misericordia è una persona: è Gesù che nella profondità della relazione trinitaria, si è reso disponibile a raggiungere l’uomo nella sua situazione di peccato, e a farlo con ogni mezzo, fino alla Croce. La misericordia si manifesta nella sua vera essenza quando “rivaluta, promuove e trae” il bene dal male: come contenuto fondamentale del messaggio di Dio è un’azione, fa delle cose. Gesù è venuto ad amarci allo stesso modo in cui si amano le tre persone della Trinità: entrando nel mondo ha restituito all’uomo ciò che pareva perso per sempre, il vero volto di Dio.

Tre giorni densi di segni e di momenti forti: la liturgia penitenziale e le confessioni, l’Adorazione Eucaristica e la Via Crucis, la liturgia delle acque e il passaggio della Porta Santa, la preghiera davanti al Crocifisso voluto da madre Speranza e la Messa conclusiva celebrata da Benedetto Tuzia vescovo di Orvieto-Todi. E poi la testimonianza di Maurizio e Michela, coppia “ferita” che pure ha trovato spazio per stare e lavorare dentro la Chiesa; l’intervento di Paola Dal Toso, segretaria generale di CNAL (consulta nazionale delle aggregazioni laicali), che con estrema concretezza ha rimarcato l’importanza di quanto le consulte laicali possono e debbono fare nella Chiesa; l’intervento di don Gianpaolo Muresu sulla definizione di Dio e sull’essere l’uomo creato a sua immagine e somiglianza; il racconto emozionante, fatto da chi ha vissuto a fianco di Madre Speranza, di tanti genuini e miracolosi fatti della sua vita; il tutto nella calda e funzionale accoglienza delle sorelle della comunità di Collevalenza.

Ma due momenti di fortissima intensità si sono avuti con le meditazioni di don Gianfranco Calabrese, insegnante e teologo, responsabile dell’Ufficio Catechistico di Genova, che, mischiando concetti teologici profondi a comuni esperienze di vita, ha messo in guardia dal rischio del buonismo e del rigorismo, strade pur legittime, ma che “scappano dalla relazione con il fratello” e non sanno accompagnare e condividere. Occorre sentirsi rigenerati dalla misericordia che è il modo in cui Dio esplica la sua onnipotenza, la sua provvidenza: gli uomini sanno e possono amare perché Dio li ha amati per primo. Dobbiamo “uscire” a cercare il bene che Dio ha seminato nel cuore dell’uomo, dobbiamo preoccuparci più del seme che del frutto, dobbiamo “metterci la faccia” se vogliamo essere “misericordiae vultus”, nella consapevolezza che l’uomo può essere solo un riflesso della misericordia divina.

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