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Uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare con il nostro Vescovo

18 Marzo 2016 1.530 visite 0 commenti

Una serata di formazione per i responsabili del Cursillo per mettersi in sintonia con la Chiesa Italiana

Noi come lo pensiamo l’uomo? E’ da questa domanda che si è sviluppata tutta la riflessione di mons. Vittorio Viola sabato 13 febbraio a Cassano, davanti a tanti cursillisti che gli avevano chiesto proprio di aiutarli a capire cosa fosse stato discusso a Firenze, nel Convegno Nazionale della Chiesa Italiana di novembre, e come le conclusioni fossero importanti e significative per il cammino concreto dei credenti.

Dopo aver descritto brevemente come la sinodalità, cioè il camminare insieme, fosse stata applicata come metodo dei lavori (più di duemila delegati divisi in gruppi di dieci persone, affinché tutti potessero parlare e riconoscersi poi nelle relazioni finali), il Vescovo ha tratteggiato la situazione attuale in cui la secolarizzazione, il relativismo e il nichilismo hanno prima contestato Dio e, di conseguenza, annullato l’uomo per sostenere con forza che occorre ricostruire l’uomo dandogli un riferimento certo in Gesù Cristo, nell’incontro e nella compromissione con Lui.

Come far sì che l’uomo svuotato e perso di oggi possa incontrarlo? Come può la Chiesa, in continuo processo di “conformazione” a Lui con tutte le sue debolezze, favorire questo incontro? Perché attirano tanto le parole del Papa? Perché sanno, profumano di Vangelo. Ma abbiamo ben compreso cosa vogliono dire le parole del Papa a ogni uomo? O non corriamo il rischio di far diventare il suo invito a uscire, ad andare alle periferie, un vuoto slogan?

Ecco che le cinque vie di Firenze ci aiutano a descrivere un percorso che la Chiesa, e con lei ognuno di noi, deve fare sulle orme di Gesù che per primo è venuto, è uscito verso il mondo, senza puntare il dito, senza giudicare, ma amando il mondo. Guai a chiuderci nei nostri fortini a difendere la verità della Chiesa, ma, come diceva già Giovanni XXIII, portare questa verità al mondo: si esce davvero solo se si ama il mondo (e Dio lo ha amato tanto da dare suo Figlio)! Ma questo atteggiamento implica la necessità di ripensare tutto (iniziative, orari, modi ecc) se si vuole una Chiesa tutta missionaria capace di annunciare a ogni uomo la misericordia di Dio.

E’ questo annuncio che dobbiamo portare all’uomo di oggi, lo stesso che ha cambiato la nostra vita quando lo abbiamo incontrato: Dio ci ama! La misericordia scandalizza, perché non rientra nel nostro metro tutto umano: dobbiamo rifuggire da annunci che sono una caricatura del modo di operare di Dio del tipo “cambia che poi Dio ti ama”. Dio ti ama per primo, da sempre, a prescindere dalla tua vita e dalle tue scelte.

L’atteggiamento dell’uscire con la disponibilità ad annunciare, va reso stabile nell’abitare nel mondo, condividendone le fatiche e il suo non-senso: Gesù non è morto per finta, si è compromesso con noi (eccetto il peccato), ha com-patito. Noi dove abitiamo mentre i parlamenti discutono, mentre i problemi del lavoro e dell’economia diventano gravissimi, cosa ne facciamo del tesoro della dottrina sociale della Chiesa?

Ma in questo stare nel mondo nasce l’esigenza di individuare percorsi formativi che portino avanti la “conformazione” dell’uomo a Gesù, condizione unica affinché la realtà sia trasfigurata, sia riempita di senso: e il Vescovo ha fatto l’esempio del tempo, della domenica che “ci siamo fatti portare via senza accorgercene”. Togliere la festa, vivere giorni che scorrono senza pausa, rovina l’uomo: eppure la domenica è il giorno trasfigurato dalla resurrezione!

Volendo tradurre nella nostra realtà quotidiana il messaggio di Firenze dobbiamo chiederci: noi usciamo? Noi annunciamo? Noi abitiamo? Noi educhiamo? Noi trasfiguriamo?

E lo facciamo con l’umiltà, il disinteresse e la gioia che il Papa ci chiede? Viviamo la nostra esperienza di Chiesa con quella sana inquietudine che ci fa attenti ai poveri? Siamo consapevoli di quanto tutto questo possa rilanciare la Chiesa? Ma dobbiamo smetterla di fare calcoli che corrodono la speranza, dobbiamo saper offrire con fiducia le nostre forze e Dio saprà moltiplicarle.

Questo il grande e coinvolgente messaggio che il nostro Vescovo ci ha trasmesso richiamando spesso il carisma del Cursillo e la sua forza nell’essere strumento di evangelizzazione, per sottolineare quanto questo fosse in sintonia con ciò che la Chiesa chiede a tutti i battezzati, incoraggiandoci a dare la nostra totale disponibilità nel fare annuncio.

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